« London calling at the top of the dial
After all this, won't you give me a smile?
I never felt so much a' like »
Siparte siparte siparte.
Isterica per la valigia che non si chiuderà, perchè lassù fa freddo e non so cosa portare, perchè fra tre minuti devo essere a cena con le amiche per l'Addio. Aiuto aiuto aiutooooo!
Dublino, arrivo :). Qualche ora e sono da te.
...E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell'ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via...
Alias la mia pagella.
9 7 7 8 8 9 8 6 7 8 8
Italiano Latino Greco Storia Filosofia Inglese Scienze Matematica Fisica Storia dell'Arte Educazione Fisica
Media: 7,7
Crediti: 12
...So che direte che guardo le piccolezze anzichè i 9 di Italiano e Inglese o gli 8 di Storia e Filosofia, però...
quella stronza il 6 me lo doveva proprio dare, così da rovinarmi la media *_*?!????!?!
Fortuna che tra sei -il numero è ricorrente ._.- giorni me ne vado in Eire.
Hipatya
... E succede che tra un mese esatto sono diciotto.
Opporcalamiseria.
E dire che l'ho realizzato solo aprendo il display del telefonino, dato che a me da quando è finita la scuola sembra sempre domenica.
Giuro che mi sembra assurdo. E... cheppalle. Non voglio, ecco. C'è ancora tempo per compiere diciottanni, per tornare indietro, invece... beh... credo di no.
Fortuna che tra poco meno di una settimana l'Irlanda mi porta via per due settimane, e ci sarà il tempo per l'ultimo viaggio da minorenne, per sentirsi ancora nell'età più bella come diceva Leopardi, per l'ultima estate da liceale.
Ho dovuto anche fare la carta d'identità, il che la dice tutta sulle mie abitudini.
C'è ancora tempo, dai, così mi consolo.
Imparerò a raccontare, prima o poi.
Succede che domani finisce il mio penultimo anno di liceo. Anno che, insomma, è stato un po' così. Un anno decisamente strano, un anno che ho sentito forse più vuoto rispetto agli altri.
In fondo mi sono resa conto spesso che non volevo crescere, io. Non volevo arrivare ai diciotto prima di capire di averne già sedici. Non volevo arrivare ai diciotto così in fretta.
Sì, perchè un anno e il liceo sarà finito, un anno e sei adulta, Eleonora, senza ancora aver capito di essere stata una testa rossa quindicenne, senza aver capito tutto quello che hai perso e, parimenti, quello che hai vissuto.
Non rileggerò il blog, ci sono pagine che credo mi farebbero male, e non sono così autolesionista da cercare quella che ero proprio quando sento che questo mi butterebbe definitivamente giù.
Si cresce, è vero.
All good things come to an end: chi l'ha detto? Mi auguro non Rihanna. O Nelly Furtado. O comunque siamo lì.
In fondo lo sapevo che quest'età del cazzo era una cosa buona. Lo sapevo che era una cosa buona svegliarsi presto, andare a scuola, avere il solito tizio che ti piace e che non ti caga di striscio, le litigate stupide con le amiche, le storie strampalate che ci raccontiamo nei bagni.
Le cose che non vanno mai come vorresti, ma in fondo anche questo era una cosa buona.
E non riesco a smettere di pensarci, sì.
Paranoie, ovvio. Almeno in questo non sono cambiata, mio malgrado.
So solo che c'è l'estate spalancata su di me, il lavoro in libreria, poi l'Irlanda con la Giulia il 21 giugno e poi i sospirati 18 e poi e poi e poi...
Si vive, Eleonora.
Comunque sempre, sempre, sempre tu.
Hipatya
E' vero.
Non so mai cosa dire.
Piango troppo o non piango niente.
Divento intrattabile e, sorprattutto, non sono di conforto. Non so dire le cose giuste, io, non l'ho mai saputo fare in diciassette anni di vita -quasi diciotto ormai.
Eppure, eppure.
Eppure, anche se tutto quanto è naufragato, anche se siamo poco meno di estranei -noi, noi due, chi se lo sarebbe mai aspettato?!- anche se non abbiamo più nulla da dirci, ho fatto bene a venire, Davide.
Perchè in fondo, quando un padre muore, non c'è assolutamente nulla da dire.
There's no need for anger
There's no need for blame
There's nothing to prove
Ev'rything's still the same
Just a table standing empty
By the edge of the sea
Farewell Angelina
The sky is trembling
And I must leave...
[Farewell Angelina, Bob Dylan]
Non dici mai le doppie
Chiami la gente urlando 'OOOOOOOOOOOOH!'
Saluti la gente dicendo 'Ciao belo' e quando vai via 'Bona!'
Chiami i ragazzi 'Oh Fanti!'
Hai mangiato il lardo di Colonnata
Sei stato alle cave
Di inverno vai a sciare al Cerreto
D'estate vai al mare all'Universo
Vai al Lombardi il sabato sera
Sei stato in passeggiata in Via Roma
Prendi ai 120 la rotatoria dove l'Esselunga
Vai alla festa della birra e sai chi è Felix
Quando vai fuori e parli il dialetto non ti capisce nessuno
Quando vedi uno con la macchina modificata gli dai del 'Massese'
Dici che i massesi sono dei 'Magna zipode'
Bestemmi ogni due parole (oddio, proprio bestemmiare no, però diciamo che impreco u.u)
Vai a prendere l'aperitivo all'Aisha o al Porfirio (ma anche da Ciccio!)
Sei stato in palestra dal Giovà
Al giovedì vai al mercato a Marina
Quando ti mettono fretta dici 'Cost'ha furia!?'
Il sabato sera sei ubriaco
Hai mangiato lo stecchino della Plaza
Ti compri le Gucci dal Marghè
Ti stanno sul culo i milanesi che vengono l'estate
Tagli i nomi e ci aggiungi l'accento in fondo 'gabrì,alè,andrè,mattè...'
Vai all'imperiale a fare colazione il sabato notte
Vai a ballare in Capannina o al Seven
Dici che in Canniccia ci vanno i bimbetti
Trucchi il motorino
Sei stato almeno una volta al 'Magna e tromba'
Quando salavi la scuola andavi al Grazzini
Sai chi è il Faina
Hai un soprannome che ti danno gli amici
Quando vai in un paese dove non conosci nessuno e trovi un altro di Carrara, ci parli come se siete amici d’infanzia
Sai cosa vuol dire 'Fortitudo mea in rota'
Andavi da Stè a prendere le paste
Vai all'università a Pisa o a Parma
Hai visto Buffon (ho anche l'autografo...)
Vai ad appartarti in macchina a Monte Marcello
Vai a far finta di studiare in biblioteca a Marina
Non timbri il biglietto in corriera
Piglieresti gratis anche la polmonite
Hai pensato di fermarti dalla bionda a Marinella
Sei grezzo come la carta vetra!
Oddio... e queste sono cose che abitualmente depreco dei miei concittadini, il che è tutto dire.
Hipatya| How to make a Hipatya |
| Ingredients: 1 part competetiveness 5 parts humour 5 parts ego |
| Method: Add to a cocktail shaker and mix vigorously. Add a little cocktail umbrella and a dash of wisdom |
"Sei andato a scuola?Sai contare?""Come contare?""Come contare?1,2,3,4,sai contare?""Si,so contare""Sai camminare?""So camminare""E contare e camminare insieme lo sai fare?""Si!Penso di si!""Allora forza!Conta e cammina!dai... 1,2,3,4,5,6,7,8...""Dove stiamo andando?""Forza!Conta e cammina!9... 90,91,92,93,94,95,96,97,98,99 e 100!Lo sai chi ci abita qua?A?U zù Tanu ci abita qua!!""Cento passi ci sono da casa nostra,cento passi!"
(tratto dal film "I cento passi" di M.T.Giordana)
Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un'ideale ti porterà dolore.
Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura
contando cento passi lungo la tua strada"..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!
Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare..
Gli amici, la politica, la lotta del partito, alle elezioni si era candidato
Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato..
Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l'hanno più trovato
"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani"
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!
Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l'alba dei funerali di uno Stato
"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani"..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)
E guardatelo, quel film.
Hipatya
Quando reciti, è come essere smembrata in tanti pezzi, piccoli o grandi, ed essere posta lì, davanti agli occhi di un pubblico chiamato a scegliere quale cosa di te può piacergli di più.
Oh, ma non fraitendete, non c'è mica sangue né pezzi di ossa o cose macabre simili, no no: è tutto molto asettico, molto pallido, molto sfumato. Ci sei tu, e le tue diverse parti, che concorrono a formare te, parlano.
Non parlano con le parole, ovviamente, né con gli occhi o coi gesti: parlano un linguaggio che non si può descrivere né imparare, poichè tutti quanti lo possediamo già dentro di noi, in uno strato talmente profondo della nostra anima che si fatica, oh se si fatica a farlo riemergere.
Però, anche non volendo, davanti a un pubblico tu, il tuo corpo smembrato, parla.
Lo fa anche se non ne è capace, anche se comunica in modalità che gli spettatori non recepiscono subito, o magari è così abituato a non parlare in quell'insolito linguaggio che ci vorrà fatica prima che riesca a costruire un vero discorso, e il pubblico non capirà subito.
Fischierà, magari. Applaudirà meno, stancamente, prima d'andarsene a casa.
Forse non gli piaceranno le parti di te che, a pezzi, stanno lì sul palcoscenico.
Però tornerà la volta dopo, e imparerà che quel tuo modo approssimativo e sbagliato di comunicare è proprio così, non si sfugge, e se vuole capire qualcosa, imparerà a comprendere quello che vuoi dire.
Anche se è difficile, difficilissimo. Anche se coordinare tutti i pezzi del tuo corpo quando non sono uniti è un'impresa che definirei quasi titanica.
Ma è bellissimo. E' fenomenale. E' la cosa più bella del mondo. E' un quadro che vive. E' la realtà nella realtà, come il gioco delle scatole cinesi.
Quando reciti è bellissimo.
Dicono tante banalità sul genere, dicono che smetti di essere te stesso e diventi un'altra persona, ma io non credo che sia così: credo che sia, invece, smembrarsi in tante singole parti e con queste chiedere l'attenzione del pubblico.
I tuoi occhi, la tua bocca, le tue mani, le tue gambe. Tutti esseri a se stanti, e tu sei diviso in tutti loro, e ovviamente devi controllarli affinchè il pubblico possa capire quello che dicono.
Recitare è bellissimo. E' la vita stretta di una clessidra, e dall'altro lato hai da una parte la massima concentrazione, dall'altra il rilassamento.
Concentrazione perchè devi dire al pubblico ciò che sei, e devono farlo tutte le parti di te.
Rilassamento perchè è così difficile parlare il linguaggio del corpo che puoi farlo solo se non tieni imbrigliato in te stesso tutte le emozioni.
Questa è la cosa più fantastica, più celestiale e immensa del mondo.
Per soli due minuti di scena, per un applauso, pensa te. Per venire subito dimenticato, ti fai tagliare a pezzi come un foglio di carta.
E questo è bellissimo. Recitare è bellissimo. Quando reciti è bellissimo.
E non si è mai visto un attore che, di riflesso, non acquisti un briciolo di quella ineffabile bellezza e superiorità, come se, per i due minuti della rappresentazione o della sua battuta, lui stesso appartenesse a un altro mondo.
(Per la serie A volte ritornano.
Non so nemmeno perchè, in questa giornata di sole, abbia avuto voglia di scrivere questa cosa. Forse mi sto innamorando, forse no. Forse è colpa dei libri di Murakami, forse dell'Agnese che va a morire di Renata Viganò, forse di queste cose tutte insieme.
Fatto sta che, se non mi liberavo di questa cosa e non la scrivevo, non sarei riuscita a respirare con tranquillità).
"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che io ho mai visto. E dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo. (...) Non sono spaventato: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato. Va bene, mi dicevo, succede anche questo: uno dei tanti bischeri che vengono a galla, poi andrà a fondo. Ma adesso sono davvero impressionato, anche se la mia preoccupazione è molto mitigata dalla mia anagrafe. Che vuole, alla mia età preoccuparsi per i rischi del futuro fa quasi ridere. (...) È strano: io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt'al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino. Però tutte queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile".
(Indro Montanelli, intervista a Repubblica, 26 marzo 2001)
Perchè ogni tanto leggere il blog di Travaglio fa bene.
E comunque sia, per fortuna che c'è Nonciclopedia che mi tira su, altrimenti qui l'espatrio sarebbe stato inevitabile.